venerdì 25 settembre 2015

Agroecologia, la nuova frontiera della lotta sociale

Orbene,
la protesta è sempre stata una parte di me: non mi sono mai adattata a portar le catene se il sistema non mi convinceva. La mia forma di protesta negli anni ha assunto una forma più efficace, sottile, costante e poco rumorosa. Soprattutto legale, non sono una che si mette il casco per sfasciare banche, quelle preferisco mandarle in rovina *anche se il mio non contributo comunque è ininfluente, ma a me piace pensarla così*

La mia lotta nell'ultimo anno si è sviluppata su due fronti: la agroecologia e il femminismo.

Magari sul femminismo ne sapete già abbastanza, anche se temo, lo vedo ogni giorno, che viene il poveretto strapazzato e discriminato, preso come un fondamento oramai superfluo per la nostra società, ma che merita invece  di stare in primo piano, mentre: chi sa cosa sia la agroecologia?
Molti pensano che sia un sinonimo di agricultura ecologica e purtroppo niente di più lontano.

La Agroecologia è sí un Sistema volto a proteggere e garantire una produzione di tipo ecologico, ma anche tutto quello che lo circonda: dal salario degno dell'agricoltore fino alla consapevolezza dei consumatori, passando dal canale corto di commercializzazione fino ai residui e alla stagionalità dei prodotti.

So che molte di voi sono più che consapevoli sull'importanza di mangiare sano e biologico, ma io voglio girare il dito nella piaga e senza voler comunque distruggere i vostri buoni propositi ,vi voglio stimolare a far quel passetto in più verso una forma di fare politica direttamente dal piatto.

Quella che io chiamo agricoltura ecologica convenzionale consumistica (perché l'agricultura intensiva convenzionale da supermercato nemmeno la prendo in considerazione)  seppur cercando di mettersi una medaglia al collo con sto bollino verde del bio, non fa altro che continuare a consumare il pianeta, magari in forma più lenta, ma inesorabile, e a erodere i diritti dei lavoratori. Il consumo annuale cresce oramai del 25% come media europea, ma questo ha un costo ambientale e sociale, di cui vorrei riflettere con voi.

In primo luogo, il primo errore dell'agricultura ecologica convenzionale è andare incontro alle richieste dei consumatori che, da un lato bisogna riconoscere che si impegnano a spendere qualcosa in più e a impegnarsi nel cercare prodotti ecologici, ma dall'altro questi vogliono consumare gli stessi prodotti tutto l'anno in quantità industriali: non ha quindi l'agricoltura ecologica convezionale una funzione educativa, ma solo di generare profitto cavalcando una moda: questo quindi porta solo a una degradazione dei lavoratori nei famosi campi di Almeria qua in Spagna per esempio, che è la serra d'Europa in quanto a biologico si riferisce: centinaia di km quadrati di plastica sotto al quale sono coltivati tutto l'anno pomodori e zucchine, cavoli e insalate, melanzane e peperoni. Ecologici sì perché non vengono usati pesticidi, ma con uno spreco immenso di acqua per coltivare sotto ai teli delle serre (per irrigare), elettricità (per stimolare la pianta anche in inverno quando la sua stagione sarebbe solo estiva, pensate che il peperone e il pomodoro per germinare hanno bisogno di una temperatura di 40 gradi nel suolo) e trattamento dei lavoratori simile alla schiavitù. Il certificato costa tantissimo per un agricoltore, se ci aggiungiamo il fatto che poi questi prodotti vengono mandati in tutta Europa, il prezzo per il consumatore è caro, ma non tanto, ergo qualcuno ci sta facendo le spese, cioè gli operai stessi, che vengono pagati anche solo 3€/h, sì signore mie.
Ai signori del certificato non importa una mazza se le condizioni sociali siano degne o no, guardano solo al pesticida e alla qualità dell'acqua.

Nell'Agroecologia invece si rispettano i tempi delle piante, si fa agricoltura tradizionale usando anche semi antichi sia perché è importante riprodurli per mantenere la biodiversità in sé, ma anche per far scoprire al consumatore le tantiiiiiiiissime varietà mediterranee, davvero incredibili quanti tipi di pomodoro sto conoscendo pure io! E ognuno con sapore, textura e qualità diverse! Le quantità non saranno mai immense, solo chi fa le patate e cipolle ha un trattore di quelli veri,  la maggioranza lavora con la zappa in mano, piegato sotto al sole, noi abbiamo un motocultore che solo per tenerlo dritto evitando che vada dove vuole richiede uno sforzo fisico importante e solo perché fino a 4 anni fa Raul per esempio usava l'aratro trascinato dal cavallo, molto romantico ma uno sbattimento mica da ridere. E' inoltre un tipo di agricultura senza residui, perché l'acqua viene usata nella giusta quantità, i residui vegetali vengono riciclati come compost, infine non si usano fonti di energie fossili, perché basta il sole.


La Agroecologia invece considera il sociale come uno dei suoi cardini. La totale trasparenza, con i consumatori come attori nel processo della certificazione, con il dovere morale di dover andare a vedere i campi, parlare con gli agricoltori, capire le difficoltà, appoggiarli scegliendo di comprare in modo consapevole la loro produzione reale, cioè quella di stagione e secondo le quantità umanamente producibili in poco più di un ettaro, magari organizzati in GAS e comprando in forma anticipata l'80% della produzione che verrà, come i pomodori o le zucchine in modo tale che l'agricoltore possa pianificare le spese e sapere di avere dei compratori.

Agroecologia è smarcarsi dal marchio e scegliere il Km Zero, perché per noi un kiwi ecologico neozelandese non sarà più ecologico di un kiwi coltivato a 5 km da Valencia (sì, oramai stanno arrivando, come l'avocado che da 3 anni oramai si coltiva anche qua) che non avrà il registro bio, ma sappiamo vita e morte di chi lo sta coltivando. La fiducia è il vero marchio di garanzia. Provate a entrare in un campo biologico ad Almeria e come minimo vi sparano dietro.

Se non si parla di produzione di ortaggi, le stesse regole valgono per i prodotti di origine animale. La questione è più complicata perché il registro sanitario è un requisito basico, ma visto che i consumatori comunque vogliono mangiare carne, quello che un allevatore  fa, per ridurre i residui, è vendere l'animale intero. Lo consegna già a pezzi, ma saranno i membri del gruppo di consumo a doverselo spartire tutto. Il consumo è molto più basso rispetto a quello che avrebbero comprato al supermercato e si rendono conto del grande lavoro e spreco che c'è dietro....quello che io spero è che anche questo si limiti ad essere una produzione di pastorizia e latticini, se proprio deve essere consumato un prodotto agroecologico di origine animale, e lasciare l'animale vivo.


Mentre un normale sigillo bio lo ottieni semplicemente pagando e adattandoti alle richieste tecniche, la Assemblea di agricoltori dove stiamo ha codificato tutte queste regole agroecologiche in un altro marchio locale, ufficialmente non riconociuto dal Ministero, ma chissenefrega! E' gratuito dal punto di vista economico però prevede una grande implicazione: tempo soprattutto, e crederci davvero. Si chiama SPG (Sistema Partecipativo de Garanzia) e a parte i produttori, ci sono anche i consumatori e diverse ONG che lavorano per la sovranità alimentare (definita come il diritto dei popoli a coltivare le proprie terre e produrre il suo cibo). Non è che una volta che lo hai ottenuto è finita là. Devi fare da tutor per altri nuovi progetti che nascono, guidarli nella giungla del regolamento, fare pressione a livello politico per ottenere per esempio giornate agroecologiche, mercatini di produttori che via via si stabilizzano nel tempo, lottare per evitare che gli orti vengano stirati da una autostrada, chiedere alle facoltà di Agraria che aggiungano dei moduli di agroecologia, ricevere visitatori sempre, essere visibile in tutte le fiere con banchetti informativi ed essere disponibile (siamo 3 portavoci per adesso) a inviti di tavole rotonde e conferenze con il nemico che cerca di metterci in croce. A dire il vero noi non abbiamo mai cercato la guerra con il Comitato di Agricultura Ecologico ufficiale, sono loro che si sono sentiti minacciati, dicono che non siamo credibili quando sono loro che perdono clienti e credibilità per alcuni certificati falsi spacciati qua e là oltre all'impossibilità da parte dei consumatori di verificare: che colpa ne abbiamo? Oramai la sicurezza alimentare è costantemente minacciata, gli scandali si susseguono ed è un diritto del consumatore sapere cosa mangia, anche nel bio.


Tutto questo è attivismo politico, ecologico e sociale: riunioni infinite, per stabilire i criteri per ottenere questo sigillo che si sta facendo famosillo, ma anche convivenze allegre e informali sono la base di questo tipo di sigilli di garanzia che qua a Valencia si chiama SPG Ecollaures. Ne esistono in Francia, Italia come altri in Spagna. Noi con quattro anni alle spalle, siamo tra i primi.
Siamo tanti e abbiamo aperto la strada a altri gruppi SPG spagnoli, come Zaragoza, Alicante.... ma anche noi all'inizio eravamo allo sbando.: diciamo che nella teoria era veramente tutto facile, ma nella pratica quello di smettere di lavorare nel campo per correre in città e rinchiudersi in una riunione di tre ore per uscirne con i nervi a pezzi, è stato davvero un inizio difficile e purtroppo abbiamo perso gente per strada. Dei 33 progetti che siamo adesso, solo 4 sono i fondatori dell'Assemblea, immaginate!!


trovatemi!


L'Assemblea è in continuo divenire: è vero che all'inizio tutto era centrato nella produzione ecologica e nella questione sociale solo in minimi termini, mentre adesso si porterà sul tavolo il femminismo (che sarà il tema del 2016 visto che si sono incorporati quest'anno progetti nuovi con tante ragazzuole!)  e un altro tema per me importantissimo, che  è quello delle banche: mi pare davvero un controsenso stare qua a parlare del lavoro degno se poi i nostri risparmi (o i nostri fornitori hanno il conto) vanno nelle banche che finanziano le guerre e appoggiano gli sfratti. A me mette veramente in imbarazzo dover fare dei pagamenti e dover mettere piede in Bankia, mi vergogno come una ladra e spero che nessuno che conosco mi veda. E lo dico ogni volta ai miei colleghi tirando fuori una lista di banche cattive presa dalla web DesarmoMundialYa, tra poco il mio criterio per comprare prodotti per il negozio sarà ANCHE QUESTO!! Piuttosto rimaniamo senza pomodori, quando abbiamo finito i nostri!
Considerando poi che stanno nescendo bimbi ad un tasso di uno o due all'anno nell'Assemblea, sicuramente tra poco l'infanzia sarà uno dei temi cardine, con giornate specifiche e incontri sull'alimentazione agroecologica e bambini. Ho già visto diverse iniziative in giro e sicuramente daremo il nostro contributo.









Tutto questo poi era per dire che sto (stiamo)  scrivendo un libro. Tranquille, male come scrivo io, mi limiterò a scrivere i concetti in elenco e qualcuno li articolerà!



2 commenti:

  1. Grazie per questi spunti interessanti

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  2. Sei mitica ...una gran donna....di sicuro Non Comune :)
    Detto da una donna ..non potrei dire per carità' una tua equivalenza ma le similitudini multiple..grazie per le condivisioni !!!

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