giovedì 23 maggio 2013

Il mio dissenso informato ai vaccini

Domenica è uscito il mio articolo su BambinoNaturale che potete leggere qua e nemmeno a farlo apposta lunedì mi sono ritrovata io dalla pediatra.

Eh già.

http://www.neovitruvian.it/wp-content/themes/rockwell_v1.0/scripts/timthumb.php?src=http://www.neovitruvian.it/wp-content/uploads/2012/12/Photo_NVIC-avec-ombre-1.jpg&w=940&zc=1Tutto è iniziato perché per due volte in una settimana hanno chiamato mia suocera a casa, facendole venire un colpo: immaginate "Pronto? sì, chiamiamo dall'ambulatorio, per suo nipote...." vabbé, già per questo mi ero incavolata: noi abbiamo solo il cellulare, ma loro chiamavano sul fisso perché "sicuro che qualcuno risponde sempre"

Vabbé.

Devo dire: un po di paura ce l'ho avuta.
Non ho parlato direttamente con la pediatra (che non conosco, le due volte che sono andata c'era sempre la sostituta!).

Ho parlato con la Responsabile di salute pubblica, con il mio bebé in braccio e lo guardavo e pensavo "Non ti avranno mai!"

Mi aspettavo poi una guerra psicologica, pur non essendo obbligatori i vaccini qua, chissà magari mi avrebbero fatto un terrorismo degno del peggior film dell'orrore e invece:


-Va bene, allora ti rifiuti per ... motivi religiosi, perché sei contro i vaccini o altro?

 -(io cauta) mah... per la seconda opzione.........anche se chissà... voglio solo aspettare un anno in più...

avrei potuto dire tutta la verità, ma non me la sono sentita, perché non vedevo ostilità dall'altra parte. Altrimenti sarei partita in quarta, come voleva Raul : aaaaaaah tu dì che noi non finanziamo le multinazionali e che mi dicano che il vaccino non ha reazioni o che mi firmino che poi la responsabilità la prendono loro e che mi diano i dati delle ultime epidemie....

-Si si, tu tranquilla, è solo che ci chiamano ogni mese dalla Direzione e adesso vogliono anche i dissensi. Quando cambi idea ci chiami.

infatti le mie amiche che hanno figli di 3,4, 5 anni non vaccinati non sono mai state chiamate all'epoca e oramai non e chiamano più.


-Ok abbiamo finito.

-Di già?! Ok all....


-Ah no aspetta... ma quanto tempo vivi qua in paese?

-Da tre anni.

-Mmmhh è che non abbiamo informazioni sul bambino. Quanto tempo hai detto che vivi qua?

-Tre anni (la voce trema...faccio i conti, sì, novembre 2010, sono quasi tre anni)

Confabulano tra di loro.

No, dai si che ce le avete. Certo ecco non ci vedete spesso perché .... non ha mai niente!  E poi io (cercando di convincerle che ho una vita sociale, vivo in paese davvero) .... vado a yoga qua al corso della palestra comunale! Eh lo so, non frequento molto i parchi, ma viviamo.... stiamo bene in casa!

Sudori freddi, ho davanti le uniche concittadine che non mi hanno vista in tv, che è stata la mia presentazione ufficiale in paese e non voglio far sapere che vivo in campagna in mezzo alla terra e cacche varie di galline e cavalli, visto che ho appena rifiutato la vaccinazione, ma non voglio subire pressioni. 


E poi si che avete delle nostre informazioni, guardi il libretto, vede siamo venuti qua l'ultima volta il 19 ottobre 2011, per la revisione dei due mesi!

A questo punto per evitare che veramente chiamassero gli assistenti sociali ho aggiunto in corner, mentendo clamorosamente:

E' che noi per ogni evenienza andiamo dal dott. XXX che è medico omeopata!


Si rilassano: ok, dai ce l'hai fatta. Sono dalla tua. Le hai convinte che sei una brava e responsabile madre.

Mi salutano ricordandomi che per ogni evenienza posso rivolgermi alla mia pediatra.










Non so nemmeno come si chiami, la mia pediatra.

Ma adesso siamo liberi e almeno per ora, a posto con i nostri doveri.


NOTA: OK, sì, sembra drammatico, invece il mio dissenso informato è stato una passeggiata, erano molto più preoccupate delle zero visite mediche che Marc ha fatto negli ultimi 20 mesi che del vaccino. Ammiro moltissimo i genitori che invece in Italia devono affrontare un lungo e pallosissimo e delirante percorso per il dissenso informato, dove alla fine ti trattano anche da criminale o da imbecille e ti augurano le migliori pestilenze.
Io scrivo per BambinoNaturale perché sono a favore di una scelta libera e consapevole e a dirla tutta non vorrei: mi piacerebbe vivere in un mondo dove la libertà e la consapevolezza siano al primo posto. E invece.....

domenica 19 maggio 2013

Io sono una brava persona

Sono oramai passate due settimane da quel dí e solo adesso riesco a parlarne.
Sono stata accusata di aver rubato una bicicletta, per bambini, di quelle piccole, in genere rosse e con le ruotine.

Prologo:
due domeniche fa eravamo in una piccola fiera del Commercio Giusto, con altri "grandi" nomi del settore come Oxfam che ci aveva invitati in veste di produttori implicati nel sociale.

Avevamo il nostro banchetto sotto il nostro gazebo, con altre 15 bancarelle però bel organizzato eh, con l'angolo bimbi, lo spazio conferenze dove ho anche fatto un discorso acclamato sulla sovranità alimentare, potete vedere qua le foto se avete Facebook .... total, che c'era molta gente, molti bimbi, eravamo nei Jardines del Turia, per chi non è mai stato qua è un parco ricavato nel letto di un ex fiume, un parco lungo 11 km e largo 500 mt. Poco più in là quel giorno c'era anche un concorso ippico e quindi ho passato il tempo tra lo stand, i cavalli, il parco giochi, il bar, il prato a rincorrere le farfalle....bene, una bella giornata.

MA....

Mi ero portata dietro anche la motoretta del Marc, il passeggino e il mei tai. Tutti sono stati utili perché comunque 12 ore in giro si notano per un bebé.
I vicini di posto ci hanno riempito di chips di yuca equosolidale, succhi di frutta, biscotti.
Però come dicevo ero spesso in giro riconrrendo Marc.
Torniamo allo stand e là proprio là dove c'è la mia borsa, la motoretta, gli zaini.... c'è una scintillante biciclettina.

Non faccio in tempo ad evitare che la veda, la bicicletta malefica.

E Marc la vuole, non c'è pezza lo provo a prendere di peso, trascinarlo allo spazio giochi, trattare affinché prenda la sua moto. No vuole la bici.

Chiedo a chi è là ( Raul, i volontari di Oxfam.... vi dico che c'era molta gente anche dentro lo stand, eravamo tutti attaccati....) e mi dicono "vai vai prendila, che il signore l'ha lasciata qua un attimo...." ed io "eh mi raccomando, che torno subito che tra 5 minuti devo dare la conferenza, avvisatelo che non si spaventi".

Non facciamo in tempo a fare 50 mt, tra la folla che mi sento aggrappare per la spalla e una pioggia di ... parole.

"Tira giù tuo figlio dalla bici di mia figlia
Chi ti ha dato il permesso? Non si fanno queste cose come ti permetti..."

Ed io a dirgli...sì, lo so che non è mia...ho chiesto, mio figlio l'ha vista....mi dispiace, guardi stavo tornando, vede...io sono là allo stand della verdura... adesso poi devo dare una conferenza quindi stavo tornando, dove vuole che vada qua con sta bici? poi lei l'ha lasciata proprio al mio stand, che pretende che arrivo là e mio figlio non la pretenda, però sì ho sbagliato, dovevo portarlo via di peso, certo sì guardi abbiamo fatto solo 50 metri...."
Mi stavo quasi sotterrando dalla vergogna, non ci ho dormito la notte e dopo due giorni ancora ci stavo pensando, che avrei dovuto evitare tutto questo fin dall'inizio.... 


Il tipo insisteva, tra l'altro mentre ispezionava (vi giuro) che la bici fosse pulita e dinsifettata.

E si vedeva chiaramente che non credeva alla mia versione, cioè che io stessi lavorando nella fiera e che sarei rimasta là fino alle 19 e che sicuramente non mi sarei messa la bici in tasca o fossi scappata a gambe levate.

Cioè, lui non ci credeva che io
1) avessi chiesto il permesso
2)lavorassi là e che la bici era proprio nel MIO stand, non in quello di fronte o tre più in là ma proprio di fianco alla mia borsa.


tant'è che insisteva a dire "Guarda che ho chiesto, guarda che mi hanno detto che la bici era sparita e sono dovuto correre dietro a te, che ti ho visto che l'avevo presa e... che roba, ma guarda, qua ma è possibile, prendi la bici di una bambina....
Insomma, guardo l'orologio e dico "Si guardi mi dispiace, ora devo andare...".

Poi, quando gli avevo già girato le spalle... c'è stato un dettaglio che davvero mi ha fatto incazzare.

"Eh, guarda che io li conosco quelli come te..."

Allora, là ho girato i tacchi e mi sono piantata di fronte a lui, con Marc in braccio che poi ha frignato tutto il tempo perché l'ho sollevato di peso dalla bici:
Insomma mi sono piantata di fronte a lui e senza nemmeno indagare cosa insinuasse con "quelli come te" ho detto:

"Allora, bello, se tu non vuoi che gli altri prendano la TUA bicicletta  te la tieni in mano, non deleghi al primo che vedi che sta lavorando molto e mica può fare da baby sitter ai tuoi aggeggi, tanto per cominciare. Renditi conto di nuovo che hai lasciato la bici nel MIO stand, cioè a me, non sono andata a cercarla negli altri stand, se è quello che pensi. E poi ti ho già chiesto scusa tre volte quindi finiamola qua e tanti saluti"

E ne me sono andata.

E proprio perché mi stavano aspettando perché dovevo dare sta conferenza sul giusto e solidale, sono andata via in tutta fretta.

Minchia, di nuovo sto tipo: mi appare davanti di nuovo e mi dice "sì, effettivamente è vero che avevi chiesto il permesso, che ti chiami Francesca e avevi preso la bici perché era nel tuo stand. Lo avevi detto ad una ragazza ed io ho chiesto ad un'altra"  ......... quando vi dicevo che nello stand eravamo in sette con un via-vai infinito di persone....

Vi dirò, ho fatto quasi sció con la mano perché dovevo andare a parlare.

Cioè io posso capire che non è stato corretto da parte mia prendere sta cazzo di bicicletta, magari avrei potuto fare di più, tipo trascinare Marc di peso (e che peso....) però sta bici era stata là proprio per farci un dispetto? Una tentazione irrinunciabile. Una sfida alle leggi di possessione dei bambini.

Ma sto padre...due palle, con tutta la sua arroganza e supponenza, ma chi sei?!

Io sono consapevole, anche perché la moto di Marc è passata di mano in mano venti volte che se un oggetto è esposto in pubblico aspettati pure queste cose ed altre.

Altrimenti semplicemente, tienilo a casa o stai zitto quando arriva l'incidente diplomatico.

E accetta le scuse, coglione.

venerdì 17 maggio 2013

Il venerdì con la yaya

E' venerdì! Oh che bello -starete pensando- casa, riposo, bambini!

No, per noi anzi si prospetta un week end niente male, mercato domani e quindi sveglia alle 6 mentre domenica verrà un gruppo di acquisto con tutti i bambini. Probabilmente quindi domenica lavorerò più che tutta questa settimana messa insieme.

E' venerdì e credo di aver appena inaugurato il venerdì con la nonna (yaya, in valenciano).
Sí perché, se avete letto qua un giorno di novembre Marc si è ritrovato iscritto all'asilo. Mia suocera mi aveva messo di fronte alla dura realtà che sono una mamma che lavora (in casa e da casa, quando l'azienda e le pareti domestiche sono una sola cosa....) e lei è una donna sportiva, con molte cose da fare a parte fare la nonna.
Quindi mi sono rassegnata a dover fare a meno di lei, rendendomi conto davvero che me ne stavo approfittando e da quel dí Marc ha vissuto molte ore a settimana con la tages ma tante tante comunque le ha passate con noi, nei campi, in bicicletta, con il cane, pioggia o sole, fango o sterco....avvicinandoci poi alla primavera si sono ridotte le ore con la tata perché già il fatto che non piova e ci siano più di 15 gradi aiuta eccome! e solo qualche volta poi abbiamo chiesto alla nonna di tenerlo.

Ma il venerdì....oramai è solo suo. Anche se io apparentemente non ho niente da fare. E trovo sempre qualcosa da fare anche se mi vedete momentaneamente sfaccendata.

Le mie nipotine vanno a pranzo dalla nonna tutti i giorni tranne il martedì, per poi rientrare a scuola. Il venerdì invece escono da scuola alle 13 e rimangono tutto il pomeriggio con la nonna, finché non arrivano i miei cognati.

E allora mi sono detta: perché Marc no?
Ama la nonna, ama le cuginette, pur vivendo a qualche chilometro da qua ci vediamo poco, la nonna già da tempo ha rinunciato alle passeggiate del venerdì pomeriggio e quindi nipote più nipote meno non le cambia niente,  glielo sbologno.

Lo va a prendere dalla tages alle 12.30 e con il passeggino va a piedi davanti alla scuola, a prendere le altre due.
Mangiano come con l'imbuto per correre in giardino a giocare, montano la capanna, vanno in bicicletta, smontano e montano tutti i lego che erano dei genitori,  Marc poi distrutto  se hecha la siesta fino alle 17.20 puntuale, poi o vanno al parco o vengono tutti qua.

Bellissimo.

Sensi di colpa mia? Nessuno, nemmeno l'ombra.

Sistemo la casa, finisco le fatture, spengo tutto, chiudo e vado a prenderlo.

Dopo aver lavato addirittura l'auto, udite udite! Che ho le lumache dentro, vicino al cruscotto.

La cena praticamente già è pronta.

Ora mi sento davvero di dire che la quantità del tempo da passare con i figli è importante. Così come è importante il nostro stato emozionale da cui dipende la qualità.
Non mi vergogno di dire che avere Marc che mi intralcia i piedi non è cosa buona per me e nemmeno per lui.
Il venerdì, anche se lo passo sgobbando, è il giorno più bello perché poi mi godo mio figlio davvero.


E ora scusate, ma faccio due telefonate per capire dov'è e andare a prenderlo.

giovedì 16 maggio 2013

Fine di una era!

Ecco, lo vedo laggiù il tunnel....

il tunnel dei temibili due anni

Lo spauracchio di ogni genitore che vede il suo bebé diventare un bambino.

Terribile.

Dov'è quel trottolino amoroso che ad ogni cosa che gli dicessi e che sfiorava anche l'insulto (come chiamarlo cagone ma simpaticamente) mi sorrideva e tendeva le manine affinché lo riempissi di baci?

Quella pallina profumata di fresco non c'è più e adesso quella che era una faccia al mattino, diventata una maschera di fango alla sera mi dice

NO! al bagnetto

NO! alla cena

NO! Al cambio del pannolino

NO!per andare a dormire


A me! A sua madre che poi gli ha permesso di fare tutto. Come osa?

Anche rotolarsi giù da una montagna di sterco secco, a pancia in giù e di testa.

Anche slinguazzare il cane.

Giocare con un coltello.

Ecco, la mia creatura mi si sta ribellando contro.

Che poi non ci vuole molto visto che sono anche 12 mesi che sto cercando di insegnare al cane a stare seduto e non mangiare le pietre e siamo sempre come al primo giorno.

E' che io e l'autorità non siamo mai state fatte della stessa pasta.

Che poi, perché mi ritrovo a chiedere ad uno alto 80 cm se si vuol lavare, se vuol mangiare?
Non dovrei attuare d'ufficio senza lasciare che il condannato dica le sue ultime volontà mentre lo metto nella bacinella e comincio a disincrostarlo tra le proteste?
Con queste domande retoriche che vagano nell'aria, ovvio che poi uno appena appena furbo comincia ad usare quella sillaba dal suono celestiale (per loro) e cacofonico (per noi)  tanto da dirla pure nel sonno, conoscendo il potenziale che ha. Lui sa che mamma farà una faccia stupita e gli dirà: Come no? Ma non ti vedi che hai il pannolino che pesa 5 kg?


Comunque questa Raul me la paga, per mesi e mesi mi ha ripreso per i quattro NO in croce che ho detto a Marc in tutta la sua vita, riferendomi poi a cose come:

-Marc, NO! lascia stare la sega circolare!
-Marc, aspetta NON correre nel campo che ti schiaccia il trattore!

Diceva che poi avrebbe imparato a dire no prima di dire "mamma".

Penso che fossero più che giustificati, non credo di averlo turbato tanto da arrivare a tali livelli di ribellione, da fargli pensare "Adesso mi prendo le libertà che mi avete negato da piccolo!"


E quindi adesso il caro padre, così libertino e libertario, se las apañará él solito nella battaglia quotidiana per arrivare a fine giornata.


Eh bé, io accetto tutto, terra fango, chili di sterco sotto le scarpe che sembriamo tutti più alti di 20 cm a fine giornata, ma a letto si va pu-li-ti.

E infatti, mi vado a lavare, ora che posso.







venerdì 10 maggio 2013

Punti di vista

Non vediamo le cose per quello che sono....ma per quello che siamo.





Questa è l'origine di tutte le discussioni.



Esiste una via d'uscita?




Qualcuno dovrà pur cedere.


lunedì 6 maggio 2013

Perché io amo l'HandMade

Ispirata e davvero molto colpita da questo post sul blog di C'è Crisi (che vi consiglio di mettere tra i preferiti anche per gli utilissimi consigli su come migliorare il proprio blog), mi sento in dovere moralmente di scrivere un post su cosa significhi per me l'hand made, cioè tutti quei prodotti costruiti artigianalmente e con tanto tanto amore.

Anche se non sembra anche io sono una artigiana. Sí, ecco non del hand made propriamente detto che include ceramiche, gioielli, legno....seh magari.... però a ben guardare Raul ed io siamo dentro a questo bellissimo mondo del fare le cose con amore. Produciamo verdura, vogliamo che la gente possa godere dei benefici di poter mangiare sano, allo stesso modo di chi creando vuole che la gente possa essere felice di poter decorare la propria casa o persona con oggetti unici, belli, creati con passione.

Nel post di Alex e nei successivi commenti potete leggere lo sconforto di chi non si sente apprezzato e anzi vede il suo lavoro trattato male, etichettato come "inutile e costoso".

Ragazze, state tranquille: io sono la vostra prima fan.

Anche noi soffriamo la competizione sleale di verdure prodotte in condizioni scadenti, senza il rispetto dei diritti del lavoratore, che arrivano nei nostri supermercati a prezzi scandalosamente bassi, oltre che essere di pessima qualità. Purtroppo l'acquirente medio vede solo il prezzo e non il costo sociale dietro a quel prodotto. Secondo il motto "votiamo ogni volta che compriamo" queste persone votano a favore di queste politiche sociali pessime, anche se poi sono le prime a scendere in piazza per chiedere più diritti nel LORO mondo del lavoro.
Alla fine della storia poi un pezzo che costa 0,60€ invece che 12€ se fosse artigianale per esempio, risulta essere molto molto più caro se guardiamo il costo ambientale e della salute delle persone che lo hanno costruito.

Io conosco invece molti esempi di virtù di chi ha fatto dell'hand made sia un lavoro che un semplice hobby. Ma anche chi lo fa per sentirsi semplicemente bene.
Il Rigoli è un personaggio molto caro qua all'orto: è un uomo semplice, che ha una famiglia molto problematica e che invece che buttare soldi nei videopoker si dedica a costruire cassette di legno decorate e intarsiate. Nemmeno le vende, piuttosto le regala perché per lui quest'artigianato è una forma di psicoterapia. E oggi mi ha confessato che ogni cassetta gli può arrivare a costare anche 100€ di materiali.

Io e Raul non è che spendiamo molti soldi per fare regali a noi o agli altri, ma vi confesso una cosa: durante l'anno metto da parte ogni settimana dei soldi che poi vengono spesi integralmente alla Feria Alternativa di Valencia.
Questa Fiera, unica in Spagna, ch quest'anno arriva all'edizione numero 25, è l'evento più importante per diffondere il commercio giusto, solidale e artigianale. Tra l'altro si svolge nel Parco a inizio giugno, passano migliaia di persone, dura tre giorni, c'è posto per musica, conferenze, attività per i bimbi tutti in nome della consapevolezza e giustizia sociale. Comprende sia stand di alimentazione vegana e sana e con materia prima biologica e del commercio equosolidale come il regolamento vuole, sia la parte di artigianato di qualunque cosa. E' solo qua che io soddisfo i miei capricci: dai un paio di pantaloni turchi a Marc, uno scacciapensieri di vetro decorato a mano, a dei gioielli di legno per me, un cappello a Raul, una maglietta alle mie nipotine....Non guardo al prezzo, ma solo all'oggetto.
In questa fiera ed altri mercatini simili che frequentiamo spesso perché ci invitano in veste di produttori implicati nel sostenere il commercio giusto, io spendo senza problemi. Cioè rendiamoci conto: se per caso devo passare da un supermercato lì sì che mi faccio dei problemi, cerco di guardare il più possibile alla qualità e mi rendo conto che comunque sto sprecando i miei soldi.

Ma se invece voglio comprare dei pomodorini secchi li vado a prendere al mercatino dell'artigianato. Se per questioni organizzative ho finito seitan e tofu autoprodotti, faccio una telefonata al Colectivo Tasta'm che produce artigialmente queste e tante altre cose e mi preparano una cassetta piena dei loro prodotti che pago in contanti oppure in verdura. Cerco di evitare anche qua l'industria del biologico perché ammettiamolo: ci marciano su.

Anche se non sono abituata a comprare via internet perché ho ancora bisogno di toccare con mano e vedere dal vivo, se vi trovate nella condizione di fare un regalo ad una persona cara, oltre a girare per mercatini vi invito a dare un'occhiata a tutte le artigiane che Alex nel suo blog appoggia.
Su Pinterest poi cercate la board tutta italiana della Italian Crafty Community On Pinterest.





sabato 4 maggio 2013

considerazioni sui social networks e il blog

Orbene, in questi giorni di ferie mi sono messa a studiare un po' g+, l'andazzo di fb, cosa succede nel mondo dei blog e ho riletto il mio così, come se fossi una lettrice come voi. Mi volevo rendere conto un po' dell'impressione che do' e cercare di capire di cosa parlo. Si perché un fil rouge dovevo pur trovarlo, visto che anche il titolo non dice niente, a parte che i protagonisti della storia siamo io e Marc, dove Marc ha un ruolo in primo piano, per questo avevo evitato tutti i titoli dove ci fosse "mamma" di mezzo, perché senza di lui io non sarei quella che effettivamente sono.
Insomma leggendomi, ho trovato -diciamo cosi- degli ottimi motivi per leggere e diffondere questo blog e questi pensieri, in uno slancio di autostima mica male.

Sì, questo e' un bel blog. In giro ne leggo di bellissimi ma proporzionato alle mie possibilità  e' un bel blog.

Mi sono resa conto dalle e-mail e commenti che ricevo che questo e' un blog per persone inquiete.  Che hanno fame di idee, di una vita libera, di sapere che si può, che hanno fiducia in un mondo migliore e cercano ispirazione.
Si fanno domande e qua trovano risposte, anche se non complete, almeno uno spiraglio che le aiuta a mettersi in discussione.

E' un blog che aspira alla realizzazione della Felicità.

In questo blog per esempio c'è la prova empirica di una nuova forma di vita: un bimbo nato in casa, da solo, non vaccinato, non battezzato e che probabilmente non verrà scolarizzato, che si muove libero tra le sfide che la vita gli offre. avanti, quanti ne conoscete?

Chi scrive e' generalmente conosciuta come sua madre, ma mi identifico meglio come compagna di viaggi e avventure, in questa fantastica dimensione che e' la vita.

Leggendomi mi rendo conto che sto dando una faccia nuova all'anarchia, anzi una definizione che c'è sempre stata, ma nascosta da altre sfaccettature. Io e Raul ci definiamo anarchici, ma purtroppo l'anarchia come movimento sociale e' stato spesso associato a disordine e violenze. Ecco no. L'anarchia e' la ricerca dell'autonomia e soprattutto della felicità, lotta contro quel sistema che ti dice cosa fare, come e pure come essere felice. Secondo me -e molti filosofi- l'uomo e' nato per essere Felice e ha un cervello che dovrebbe usare per raggiungere questo stato.
Ho conosciuto magnifiche persone molto felici e vi parlo anche di loro, dai miei wwoofers, ai vicini a Raul stesso, la reincarnazione della vita tranquilla.

Se condividete anche solo un po' questa definizione sappiate quindi che siete anarchici pure voi.

 Solo recentemente mi sono sentita prendere come esempio, come persona e stile di vita che conduco...non che ci sia molto da invidiare eh, però se attraverso questo blog posso aiutare qualcuno a credere e fare dei passi avanti, ben venga. Già, qua non ci sono ricette pratiche di cucina naturale o vegana, oppure oggetti fatti a mano perché io che appena so usare un ago parlo con referenziale rispetto di quel meraviglioso mondo racchiuso nella parola "creare".
L'unica cosa che posso fare e' dare la possibilità di farci conoscere, di dire al mondo che esistiamo e che quindi tutti ce la possono fare.

Quindi in sostanza di che parla questo blog? Leggendomi si capisce quindi che i nostri cardini sono sempre stati l'incoraggiamento verso l'educazione libertaria come strumento di  libertà e felicità del bambino, una gravidanza e parto coscienti e rispettati, dove esiste sempre una seconda possibilità. Una vita il più possibile coerente con la Natura, i ritmi della campagna, dove la salute e' un tesoro da conservare e viene affrontata in modo integrale dall'alimentazione alla pratica della meditazione e yoga.

Quando tutti i bisogni primari dell'uomo vengono soddisfatti e c'è spazio per il silenzio e la contemplazione per me e' essere felici.

Il troppo, il superfluo, la fretta e l'ansietà contaminano questa sensazione di pienezza  che raggiungiamo quando abbiamo tutto, ma non ci sentiamo ancora soddisfatti.



Questo e' il blog, così va la nostra vita.

Se quindi credete che sia possibile trovare la felicità nelle piccole cose o cercando sinceramente di cambiare la società dove viviamo, condividetelo sulle piattaforme.
Se conoscete qualcuno che potrebbe essere interessato a questi temi consigliate questo blog, che non vuole essere un manuale di istruzioni ma un luogo per scambiare idee e dove magari chissà, nasca qualcosa di magico.



Eh be', quando si alza l'onda dell'autostima bisogna pensare in grande!


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