domenica 27 novembre 2016

quando il privato diventa pubblico

Quando si parla di femminismo gli animi iniziano ad ardere andando in autocombustione solo nominando da lontano il tema.

Non sono certo una che vede patriarcato ovunque, ma è estremamente diffuso e chi lo nega è complice di una situazione che pesa sulle donne.
Mi informo, leggo spesso, ma quello che vivo, il mio mondo, è quello dove voglio incidere per cambiare questa realtà.
Per esempio: parliamone di quei momenti in cui dovresti sentirti in colpa perché non passi abbastanza tempo con tuo figlio. Il termine temporale abbastanza non si capisce cosa significhi, quindi comunque la metti non sarà mai sufficiente.

Allora, coinciliamo: porto il figlio con me, ovunque. Non sono certo disposta a smettere di lavorare per stare con mio figlio e qua opera uno dei discorsi chiave del femminismo attuale: il privato diventa pubblico e se io sono madre è un problema della società.

Una volta, una ragazza diventava madre ed era una questione privata, che si risolveva in famiglia. Tra lei, la mamma, la suocera e le sorelle, si tirava avanti, magari lavorando, magari rinunciando al lavoro fuori casa.

La donna ha via via conquistato spazi nella sfera pubblica, studia, lavora, assume poco alla volta responsabilità: se le chiede quindi di piegarsi alla logica capitalista, lavorare come un uomo e siccome ad un uomo non si chiede responsabilità sui figli, dal punto di vista delle cure filiali, si chiede lo stesso alla donna.

Questo meccanismo ha forzato quindi le donne a trasformarsi in uomo, nel senso lavorativo del termine, rinunciare alla famiglia, delegandola e dimenticandola circa per 10 ore al giorno, per stare al passo con le pretese della società capitalista. Ovvio che la sua carriera è altamente importante, ma vive la dualità di lavorare sia fuori che dentro di casa. I suoi doveri nella cura della casa non è che vengono poi ridistribuiti, quelli non esistono, problema suo, non se ne può parlare.

Essendo problemi storicamente femminili, se l'uomo non lo vive allora non esiste.

Negli ultimi 10 anni, pari passo con la crescita di una nuova coscienza ecologica e sociale più umana, sono apparse le prime coppie di crescita naturale, dove finalmente si rompe lo schema e i padri entrano prepotentemente in scena come partecipi attivi nella cura dei figli.
 in diversi livelli ci si ridistribuisce la carica sui figli per dovere ma anche per il piacere di crescerli e stare con loro.

La conciliazione però finisce appena uscite di casa perché fuori, nel mondo capitalista in cui viviamo, ste storielle non interessano a nessuno. Ancora una volta i genitori questa volta insieme vengono castigati, il capitalismo è più importante della cura della vita.
C'è chi fa scelte radicali, uscendo dal sistema, chi invece, la maggioranza è sempre alla ricerca del compromesso.

Nonostante tutto, è davvero qualcosa di più unico che raro che ad un uomo venga concesso il part time. Forse alla donna, sempre che non venga licenziata in tronco. La società di nuovo vede su di lei il peso dei figli.

Allora noi donne cominciamo a rendere pubblico un problema fino a quel momento privato. Mio figlio viene con me: appaiono bimbi nelle classi universitarie, uffici, negozi...i bimbi esistono e sono un bene della società, tutti dovrebbero partecipare alle loro cure. Asili, va bene, ma pochi, costosi, che è meglio restare in casa allora.
Io mi sono portata mio figlio ovunque e non dovrebbe essere qualcosa di aneddotico dove solo le parlamentari fanno notizia.

Se non mi permetti o te ne freghi di dove sia mio figlio allora te lo piazzo sulla scrivania e gli cambio pure il pannolino, davanti a te.

Ci sono evidentemente ambienti dove un bimbo non può stare, come fabbriche e in mezzo alla strada in un cantiere. Non si tratta nemmeno di portarlo sempre con sé ma chiedere se sia possibile.

Ho scritto al mio tutor del Postgrado di Barcelona se è previsto uno spazio per bambini. Che ne sai tu che non sia la sola no? L'importante è chiedere e come nel viaggio a Vigo di giugno, 980 km solo andata e poi altrettanti al ritorno, Marc è effettivamente venuto al seminario statale di SPG.

Ho preso il mio tutor in contropiede, mi ha risposto che chiederà ad altre alunne se hanno la stessa necessità e in caso si abiliterà, come università, uno spazio adibito ai bimbi figli delle alunne e chissà anche degli alunni, perché no? Gran parte delle lezioni poi si svolge all'aria aperta, gennaio e febbraio in Catalunya ma pur sempre all'aria aperta gelata...

Magari mi dicono di no, ma almeno posso dire di averci provato.
Il mio è un piccolo sperimento locale e puntuale, i viaggi a Barcelona saranno 3 o 4 in totale.
Ma è un piccolo incentivo per chi si lamenta che non ci sia spazio per i bimbi negli uffici abbastanza grandi, come quelli pubblici o delle aziende più grandi, dove realmente non sarebbe tutto questo sforzo, due tavolini, 3 sedie, colori, plastilina e un educatore con loro. L'asilo Montessori arriverà. Inutile dire che gli uomini devono essere presenti in queste richieste e non delegare che ciò avvenga forse solo nell'ufficio della compagna. Scommetto anzi, che se una richiesta arriva da un uomo assume più importanza. Purtroppo è così, ancora su molte questioni.

Abbiamo dei figli, un domani lavoreranno e pagheranno le pensioni di chi oggi fa come se non esistessero.

Il privato è una questione pubblica.

Ogni famiglia è una Repubblica....res publica, cosa pubblica e come tale deve essere trattata.





sabato 5 novembre 2016

Adottare un (altro) gatto: la famiglia pelosa cresce

Da piccola ho sempre desiderato avere animali in casa, ma vuoi le allergie di mia sorella o la negativa assoluta dei miei genitori, mi ero promessa che, una volta indipendente, avrei avuto la mia rivincita.

Una volta qua nell'Hort, mi sono ritrovata all'improvviso con una ventina di galline e i due cavalli del suocero, ma non li sentivo ancora animali "miei", che mi amassero e facessero compagnia, soprattutto le galline che già tra loro avevano buona compagnia.

Quando Marc aveva 6 mesi apparve nella nostra vita Mora, la nostra cagnolina anarchica, che per metterle il guinzaglio l'ho dovuta portare 3 mesi a scuola di cani, le ho insegnato il minimo indispensabile per la convivenza e che è la cagnolina più buona e gentile che abbia mai visto, non perché me lo dica da sola, ma perché me lo dicono anche le persone che vengono qua.
Raul, che in passato ha avuto contemporaneamente 3 cagnoni del tipo pastore belga, era un po' contrario, ma Mora lo ha conquistato. Lo accompagna ogni giorno nei campi, passa ore stesa al sole, adora letteralmente Marc.
Mora arrivò un giorno di primavera, ridotta pelle e ossa, aveva circa 7 mesi, avevamo poche speranze che si sarebbe recuperata e invece dopo quasi 6 anni, con i suoi acciacchi impossibili da risolvere completamente, ma solo da tenere a bada, si può dire che sia una bella cagnolina, magrolina, ma in forma. Solo quando piove zoppica per una vecchia frattura all'anca che soffre  l'umidità. Ha moltissimo rispetto per il gatto di casa e quando si ritrovano a condividere lo spazio della cucina, si stende sotto al tavolo e fa la morta, mentre il gatto la controlla dall'alto.

Riguardo ai gatti appunto, abitava qua quando sono arrivata Toquinha, la gatta di Raul, che non è che mi sopportasse tanto, mi evitava olimpicamente, tranne poi dimostrare, una volta incinta di Marc, il suo amore, mi scortava ad ogni passo e quando ho partorito era là in zona in bagno. Toquinha ha vissuto qua per anni e purtroppo l'abbiamo persa investita da un'auto pochi mesi dopo la nascita di Marc.

Ma un'altra gatta ha presto preso il suo posto sullo sgabello della cucina, Mila è arrivata da sola, si è installata qua e sorpresa: incinta! Ha partorito 2 bellissime gattine, una di colore misto e una bianca e nera. Mentre la Nina l'abbiamo regalata, Django è rimasta con noi sempre. E`una bellissima e tenera gattona, che Marc tratta come una sorella, le dice proprio "sei mia sorella" visto che hanno pochi mesi di differenza.

Così, per 5 anni, la nostra famiglia pelosa è stata composta da Mora, Django, le galline, oche, papere e cavalli.

Non mi vedevo quindi desiderosa di avere altri animali, diciamo che il cupo era completo, tranne il giorno in cui ricevo una foto e un messaggio di una gattina di meno di un mese trovata nel parco e portata subito dalla veterinaria, una gattina (che mentre scrivo mi passeggia sulla tastiera) con le orecchie distrutte dai parassiti, che passava la giornata appalottolata su ste stessa, in cerca di calore.


HO CEDUTO. Non so perché, ma ancora prima di vederla dal vivo ho subito risposto che l'avrei adottata. Ho dovuto comunque aspettare 3 settimane per portarla a casa l'11 di ottobre, affinché finisse la terapia medica e il periodo di osservazione. È comunque venuta a casa con una valigetta di medicinali, due controlli medici a settimana, una paura infinita.
Siccome la veterinaria la chiamava Gremlin, per le sue orecchie pelate, abbiamo deciso di chiamarla Lin.
Anche lei bianca e nera!
Tuttora deve vivere in isolamento dagli altri animali perché potrebbe essere infettiva per loro, senza contare che non posso lasciarla fuori così, all'improvviso, se ancora non conosce l'ambiente.
Per ora ha conosciuto Mora e Django perché la tenevo in braccio e mentre Mora le ha dato una slinguazzata sulla schiena, Django avrà pensato "E questo microbo chi è?" snobbandola con lo sguardo.

Il fatto che viva su di sopra, dove abbiamo il salone, il bagno e le camere da letto, la porta quindi a dormire con noi, un po' con Marc o nel lettone e se può si mette stesa sul mio sterno, ma se mi muovo allora si stende come una sciarpa sul mio collo. Se dormissi con la bocca aperta si ficcherebbe direttamente dentro. Ogni giorno scopre nuove alture su cui arrampicarsi e da cui saltare, nuovi giochi da fare e non mi ricordavo di questi dentini così aguzzi: è molto affettuosa, comincia a leccarti il naso per poi piazzarti un piccolo morso, è il modo che i gatti dimostrano il loro amore, anche se ne farei volentieri a meno alle 4 del mattino.

Tra qualche mese, appena sarà possibile sterilizzarla, scenderà giù di sotto accompagnata da noi per cominciare a conoscere il resto del territorio. Il nostro obiettivo è che, come Django, non perda il suo istinto di caccia e tenga a bada i topolini.
A parte che i nostri animali mangiano come delle regine, tra le crocchette di prima qualità e i pezzi di carne che mia suocera cucina apposta per loro e che mi dà in pentoloni giganti, purtroppo la lotta biologica è l'unico mezzo che abbiamo per tenere sotto controllo le popolazioni di topolini. Non vogliamo ricorrere al veleno e nemmeno ritrovarci rosicchiate decine di ortaggi. No, non è che vogliamo una strage, ma già l'odore dei gatti li tiene alla larga dalla cucina o dal magazzino dove ci sono le patate, le mele e le zucche, piatto preferito dei roditori.

Ricordo comunque che Mila cacciava lepri da dare alle sue figlie quindi Django ancora oggi va a caccia di notte e al mattino ci regala i trofei (altra cosa di cui farei volentieri a meno, così, alle 7 del mattino)

Passeremo tutti insieme un bell'inverno davanti alla stufa!

Ricordate, non ci sono scuse per non adottare!  Non comprate animali, andate nei vari rifugi e adottatene uno, cane o gatto, e cambierà la vostra vita!
L'amore che sanno trasmettere è qualcosa di meraviglioso!

venerdì 4 novembre 2016

quattro giorni in Portogallo

Siamo persone che se proprio devono spendere dei soldi, ci regaliamo un viaggio, soprattutto se è il mio compleanno, che cade in una epoca ideale per viaggare, a metà ottobre.
Inoltre non siamo persone che possono permettersi molti giorni di ferie all'anno, anzi in estate è quando più lavoriamo e non possiamo lasciare il campo a diseccarsi al  sole. Ottobre invece permette muoversi più tranquillamente anche perché c'è un grande ponte festivo per cui non ci sarebbe comunque molta gente in città!
Se l'anno scorso siamo stati 5 giorni a Palma de Mallorca, stavolta abbiamo optato per una città straniera, Porto.

Una pianificazione lunga 6 mesi, una ricerca virtuosa sia del volo, comprato in giugno e pagato pochissimo, che della casa trovata su airbnb, per poter godersi la città in una delle migliori epoche dell'anno per visitare il nord del Portogallo, ottobre.



Ero già stata a Porto 10 anni fa, il tipico viaggio di quattri amici in macchina da Valencia, nel freddo gelato di dicembre dove onestamente il nostro principale obiettivo era divertirci e uscire la sera.

Mi ero quindi proposta tornarci con un piano più famigliare perché la grande novità è stata invitare la suocera, come regalo per il suo compleanno e per la sua estrema disponibilità come nonna, madre e suocera.


È stato curioso vedere madre e figlio insieme in vacanza, cosa che non succedeva da minimo 25 anni.
Porto è sempre Porto: decadente, in salita, autentica, frizzante, vintage.


Con la casa, una tipica casa individuale a pochi passi dal Mercado de Bolhao, posto che odi o ami, abbiamo goduto di 4 magnifici giorni di sole (mentre a Valencia pioveva). 

Nonostante fossimo a pochissimi passi dalla via della Moda, Santa Caterina, il mercado de Bolhao è quello che ci ha conquistati: ogni giorno lui scendeva a comprare frutta e verdura fresca, mia suocera ha voluto provare il pesce, fosse per me andrei a vivere lí, proprio di fronte.
Spero che con la ristruttrazione non perda il suo fascino decadente e non si traformi nel nuovo Mercado de Boquería, quello di Barcellona che esplode di turisti.





Con l'autobus siamo arrivati al faro....con mareggiate alte è pericoloso percorrere il ponte di cemento, ma abbiamo avuto la fortuna che non fosse tanto mosso l'oceano...







Un giro a Guimaraes è obbligatorio per conoscere la culla del Portogallo a una ora e 20 di treno, ogni 20 minuti c'è un treno in partenza.





Infine, non vuoi fare un po' di shopping? io e lui cerchiamo di comprare pochi pezzi e unici, pensavo di spendere di più e invece per 10€ le Converse e per altri 10€ gli occhiali da sole di legno. Guardate, perché non avevo più posto in valigia, sennó ....

In una città dove la vita costa davvero poco, una IVA culturale inesistente, che permette quindi entrare per musei e castelli per pochi euro, una IVA generale del 6% sia su alimentazione che oggetti, permette comunque mangiare per poco e regalarsi vintage per ancora meno...







infine un giretto per la zona universitaria.... 

E per finire il viaggio non è potuto mancare un giretto a Vilanova de Gaia, alla ricerca del vinello...




un paio di bottiglie ce le siamo pure portate a casa, svuotate senza problemi.... 



Porto è una città che, nonostante le salite, si vede comodamente in quattro giorni.
Consiglio di prendere un abbonamento per i trasporti pubblici nel caso davvero non si abbiano le forze di affrontare l'ennesima salita.
Sono rimasta stupita di come Marc abbia comunque camminato, saltato e arrivato vivo ad ogni destinazione senza lamentarsi.
Ovviamente sconsiglio il passeggino! Le facce di chi lo doveva spingere in su erano davvero sconvolte!

l'epoca ideale per viaggiare a Porto
aprile maggio
settembre ottobre
Poi o piove o fa troppo caldo

mangiare/bere
molta scelta anche per vegetariani/ vegani (vedi su TripAdvisor)
La vita costa poco, potete permettervi di pranzare e cenare fuori per meno di 30€ in quattro, vino della casa incluso.

Escusioni caldamente consigliate 
Braga e Guimaraes

Da provare e vedere in città
il trenino di legno
la funiculare che va dal Ponte de San Luis fino alla Cattedrale (in alternativa la scalinata!)
Perdersi per Vilanova de Gaia e scegliere una cantina piccola e famigliare per testare il vino
Mercado de Bolhao
Al faro
con la iva culturale dello 0% potete permettervi di vedere molti musei tra cui il museo del treno elettrico (quello di legno)









lunedì 3 ottobre 2016

Ritorno sui banchi - Agroecologia 2.0

Titolo a tranello, perché non parlo del piccolo di casa bensí chi vi scrive è tornata ad essere alunna.
Ancora mi fa un certo effetto dirlo, ma sono stata ammessa ad un (per me mitico) Master alla Universitat Autònoma di Barcelona e vivo come in una bolla che mi impedisce di urlare dalla felicità ma anche solo di dirlo a qualcuno in più.

Sono 8 anni che ho finito l'università, 6 che ho lasciato il mondo universitario come lo conoscevo io,
6 anni in cui mi sono dedicata al mio progetto con il mio compagno e che tra lacrime e sudore ci sta cominciando a regalare soddisfazioni che vanno al di là del coltivare-vendere-vivere.

Se avete letto questo post e sennó fatelo, saprete che per me il mio lavoro è la mia passione e quindi anche una missione sociale, culturale e quindi totale. Ha quindi diverse sfaccettature che sto sviluppando un po' alla volta. Una volta quindi sviluppato l'ambito più produttivo e commerciale, da due anni a questa parte sto dando battaglia sul fronte culturale, politico e sociale, sia attraverso il Collettivo che io da sola, buttandomi nella mischia.
Cosí, tanto perché provarci non costa nulla (solo del tempo per le attese burocratiche) mi sono messa in moto per essere ammessa in quello che ad oggi è il miglior Postgrado in Agroecología in Spagna e tra i migliori in Europa.
Non ero nemmeno troppo convinta per non avere i numeri o i requisiti richiesti, essendo orientato a chi appunto ha a che fare con amministrazioni, Comuni, Regioni...Enti Pubblici in generale per sviluppare un modello di economia alternativo al classico attraverso la dinamizzazione di spazi centrati sull'agroecología, quindi a chi ha studiato o già lavora nello Sviluppo Rurale, Economia, Cooperazione.... Ma io da contadina a cosa potevo aspirare?

Ebbene: ammessa. Ammessa grazie a un curriculum pratico e autogestito, a base di infinite riunioni in case okupa, volantini, tavole rotonde, mercatini, ma anche conferenze in università, incontri con sindaci e assessori. Una carta di motivazione in cui senza troppi giri di parole ho detto che proprio perché dalla terra arrivo, chi meglio di chi vive di agroecología lo può spiegare a un profano in giacca e cravatta?

A gennaio quindi si comincia: Semi-presenziale, cioè metà on line e l'altra metà scandendo la mia vita con ripetuti viaggi a Barcelona. Torno!Matricola! Torno in classe! Ho già mille idee per la tesi! Ho voglia di studiare, così la notte!


Era un sogno che avevo, consiglio a tutte di seguirlo! Non rinunciate mai!



venerdì 23 settembre 2016

Ci piace l'autunno.

Ore 6 di un giorno d'autunno.
Sí perché anche a Valencia l'autunno prima o poi arriva.
Non piove, non è detto che si presenti la gota fría, ma le mattine sono più fresche e alla sera mettiamo il golfino. In mezzo comunque le giornate sono ancora cosí calde che permettono bagni in piscina.
Il gelso comincia a perdere le foglie, i topolini a cercare rifugi. Al mattino a quest'ora non ci sono più i vicini del condominio di fronte (i passerotti sul gelso) a svegliarci a suon di urla.
Anche le galline sono più tranquille, il gallo almeno non canta più alle 4 del mattino ma verso le 8.
Cominciamo a dormire con le finestre finalmente chiuse, alle 21 il piccolo è a letto, il silenzio totale avvolge la casa. Mi pare comunque di sentire qualche grillo ancora la sera.

A quest'ora del mattino -mancano tre ore prima di andare a scuola e cominciare ufficialmente la giornata- c'è il tempo per fare qualche stiramento, il tempo per ordinare i pensieri nella penombra della biblioteca, seduta in poltrona. Se il gatto è abbastanza sveglio invece si infila su per le scale e mi viene a trovare che sono ancora a letto. Si accoccola vicino a me. Se invece scendo giù prima io, appena mi sente viene a salutare.
Quindi a quest'ora c'è tempo per la colazione, lo stomaco è chiuso entra solo un po' d'acqua calda con limone.
La facciata della casa è rivolta ad est quindi vedo l'alba affacciata sul giardino salutando il cane.
Spalanco le finestre e le porte che danno sul giardino posteriore, mi prometto ancora una volta di mettere mano al giardino oramai ridotto a foresta tropicale: i rami caduti della palma, il gelsomino, la salvia, l'artemisia, l'erba luisa e due alberelli sono un groviglio inestricabile pieno di ragnatele. Ma è la natura che fa il suo corso.Sono comunque sicura che là sotto ci dovrebbe essere una bellissima anfora di ceramica che vorrei riportare alla luce. Lo farò oggi?
Oggi voglio fare le cose con calma. I nostri fine settimana sono sempre molto intensi e vorrei godermi quindi queste ore perché poi fino a lunedí non ci fermiamo un attimo.
Mi piace che anche il campo cominci ad avere un aspetto autunnale: sono stufa di peperoni e melanzane, ho voglia di cavolfiori e broccoli, anche se mancano ancora almeno un paio di mesi.
Quindi viva la borragine, le biete, i primi cavoli cappucci,sto scoprendo le qualità della verdolaga, ricominciano ad apparire le zuppe di legumi.

Il tupinambor è esploso alla grande, come ogni settembre. Sabato scorso a un mercato straordinario notturno,  abbiamo regalato un fiore di questa pianta alla Vicepresidentessa della Regione che se lo è messo nella scollatura del vestito blu elettrico e pure El Mundo si è interessato a un piccolo fiore di campo.


Tra un mese a quest'ora saremo di nuovo in viaggio. Ci regaliamo un viaggio in Portogallo. Già da tre anni a questa parte per il mio compleanno andiamo altrove, l'anno scorso fu Palma di Mallorca, quest'anno Skyscanner ci manda al nord e siccome in ottobre c'è anche il compleanno della suocera, mi è sembrato buono e giusto invitarla e che per 4 giorni passeggi con noi per le strade di Oporto.

Sí, l'autunno ci piace.