venerdì 23 settembre 2016

Ci piace l'autunno.

Ore 6 di un giorno d'autunno.
Sí perché anche a Valencia l'autunno prima o poi arriva.
Non piove, non è detto che si presenti la gota fría, ma le mattine sono più fresche e alla sera mettiamo il golfino. In mezzo comunque le giornate sono ancora cosí calde che permettono bagni in piscina.
Il gelso comincia a perdere le foglie, i topolini a cercare rifugi. Al mattino a quest'ora non ci sono più i vicini del condominio di fronte (i passerotti sul gelso) a svegliarci a suon di urla.
Anche le galline sono più tranquille, il gallo almeno non canta più alle 4 del mattino ma verso le 8.
Cominciamo a dormire con le finestre finalmente chiuse, alle 21 il piccolo è a letto, il silenzio totale avvolge la casa. Mi pare comunque di sentire qualche grillo ancora la sera.

A quest'ora del mattino -mancano tre ore prima di andare a scuola e cominciare ufficialmente la giornata- c'è il tempo per fare qualche stiramento, il tempo per ordinare i pensieri nella penombra della biblioteca, seduta in poltrona. Se il gatto è abbastanza sveglio invece si infila su per le scale e mi viene a trovare che sono ancora a letto. Si accoccola vicino a me. Se invece scendo giù prima io, appena mi sente viene a salutare.
Quindi a quest'ora c'è tempo per la colazione, lo stomaco è chiuso entra solo un po' d'acqua calda con limone.
La facciata della casa è rivolta ad est quindi vedo l'alba affacciata sul giardino salutando il cane.
Spalanco le finestre e le porte che danno sul giardino posteriore, mi prometto ancora una volta di mettere mano al giardino oramai ridotto a foresta tropicale: i rami caduti della palma, il gelsomino, la salvia, l'artemisia, l'erba luisa e due alberelli sono un groviglio inestricabile pieno di ragnatele. Ma è la natura che fa il suo corso.Sono comunque sicura che là sotto ci dovrebbe essere una bellissima anfora di ceramica che vorrei riportare alla luce. Lo farò oggi?
Oggi voglio fare le cose con calma. I nostri fine settimana sono sempre molto intensi e vorrei godermi quindi queste ore perché poi fino a lunedí non ci fermiamo un attimo.
Mi piace che anche il campo cominci ad avere un aspetto autunnale: sono stufa di peperoni e melanzane, ho voglia di cavolfiori e broccoli, anche se mancano ancora almeno un paio di mesi.
Quindi viva la borragine, le biete, i primi cavoli cappucci,sto scoprendo le qualità della verdolaga, ricominciano ad apparire le zuppe di legumi.

Il tupinambor è esploso alla grande, come ogni settembre. Sabato scorso a un mercato straordinario notturno,  abbiamo regalato un fiore di questa pianta alla Vicepresidentessa della Regione che se lo è messo nella scollatura del vestito blu elettrico e pure El Mundo si è interessato a un piccolo fiore di campo.


Tra un mese a quest'ora saremo di nuovo in viaggio. Ci regaliamo un viaggio in Portogallo. Già da tre anni a questa parte per il mio compleanno andiamo altrove, l'anno scorso fu Palma di Mallorca, quest'anno Skyscanner ci manda al nord e siccome in ottobre c'è anche il compleanno della suocera, mi è sembrato buono e giusto invitarla e che per 4 giorni passeggi con noi per le strade di Oporto.

Sí, l'autunno ci piace.

mercoledì 7 settembre 2016

10 anni in Spagna in 10 punti

Mentre cerco di mettere ordine tra le 400 foto che siamo riusciti a fare in una settimana tra Barcellona e Girona mi viene in mente che in questo mese di settembre sono oramai 10 anni che vivo in Spagna.

Ho deciso quindi di illustrarvi le 10 lezioni sulla vita spagnola che ho imparato sulla mia pelle e farvi così scoprire brevemente il mio rapporto di odio-amore con questo curioso Paese

#1 No pasa nada: è stata la prima lezione che ho imparato: immaginatemi, sola, in ostello, al terzo giorno infruttuoso della ricerca della casa e tutto quello che mi sapeva dire la ragazza in reception era : No pasa nada! Eccerto, tanto se da domani non ho una casa e non mi puoi rinnovare un giorno in più la stanza oltre a dover cercare casa lo devo fare dalla strada o dormendo in stazione! Eppure è vero. Da quando vivo qua ho via via lasciato andare le preoccupazioni e mi fa strano quando sento che mi sto preoccupando troppo. Esempi: l'anno scorso in viaggio a Cuenca, nella zona di montagna più inclinata in un pomeriggio di agosto senza incrociare nessuno per chilometri, la portiera della nostra auto si è rotta e la serratora si apriva da sola, con l'auto in movimento! No pasa nada! Con due corde trovate in giro per l'auto si fa un bel nodo e pian pianino si raggiunge il primo paese, si va al primo meccanico, si arriva al primo sfasciacarrozze, si compra la nuova serratura, si monta e si riparte. E non mi sono spettinata per niente. Di chiamare la gru o l'assicurazione non ci è proprio venuto in mente.


#2 El valenciano: una volta trovata casa quindi 10 anni fa in settembre mi avventuravo nel Rettorato provandomi a iscrivermi ai corsi che mi interessavano, tutti a scelta, ne dovevo scegliere due. Scopri lí che esiste il valenciano (come in Catalunya esiste il catalano, il gallego in Galicia e in Euskal Herria il basco) e che dalle elementari fino all'università tu puoi scegliere se seguire le lezioni in spagnolo o nella lingua locale, (sí avete capito bene è tutto DOPPIO).  Scelgo a caso, scelgo spagnolo. Dopo due giorni mi avvisano che non ci sono abbastanza iscritti a Microbiologia ambientale in spagnolo quindi la devo fare in valenciano o cambiare corso. Rimango, così almeno mi faccio una cultura.
Sono una fan totale del valenciano, non è un semplice dialetto ma queste lingue sono le lingue ufficiali. Non esiste lavoro pubblico senza il titolo di valenciano (o essere madrelingua), non esiste nemmeno la paella perché alcuni dei suoi ingredienti sono intraducibili allo spagnolo, mai ridurla a un semplice dialetto. Nella scuola di Marc oramai si fa lezione solo in valenciano...per lo spagnolo basta la tv.


#3 la coinquilanza: poi trovare casa non è così difficile se ti abitui ai cambi continui di casa (io quando presi il ritmo ne cambiai tre nello stesso quartiere in un anno, è come parte della esperienza) o ai cambi dei coinquilini. Valencia ha un tasso Erasmus altissimo, il più alto di Europa in relazione alla propria popolazione universitaria, sommiamo poi tutti i giovani sudamericani che arrivano ecco che nel mio primo appartamento eravamo due italiane, un ecuadoriano e un brasiliano, Kawan, che un giorno sparí e fu rimpiazzato da un amico. La coiquilinanza è molto più eterogenea o curiosa di qualunque altra città italiana, rafforzi le difese immunitarie, assorbi tanti accenti diversi e respiri nuove culture.


#4 El almuerzo: ovvero la pausa caffé. Ma questo nome non rende davvero giustizia a un momento cruciale e vitale nella vita degli spagnoli e dei valenciani in particolare. Quella che da noi è una pausa caffé di 10 minuti, con appunto il caffé, qua si ferma il Paese tra le 10.30 e le 12. Se fai l'errore di andare in Posta o al supermercato vedrai un solo cassiere per esempio e una fila lunga così, perché i colleghi si stanno giustamente godendo el almuerzo. All'università non avevo capito che quel buco tra le lezioni di quasi un'ora era proprio dedicato a questa pausa, non i 10 minuti rubati come facciamo noi alle macchinette del caffé. Se lavori in una impresa privata o sei muratore, imbianchino o idraulico e vai a casa della gente, hai diritto alla tua pausa, anche se stai lasciando la famiglia senza acqua.  I telefoni delle agenzie o uffici comunali possono tranquillamente suonare a vuoto per mezz'ore intere.
Quindi in cosa consiste el almuerzo? Il caffé è solo l'ultima portata che prevede un panino enorme, una birra o un bitter per esempio e poi il caffé a coronare il tutto. Quando vedevo i corridoi vuoti del dipartimento e mi chiedevo dove finivano tutti, ho timidamente chiesto alla portiera e mi disse di attraversare la strada e andare dalla parte di Farmacia, al bar: e che BAR: enorme, con tavolini al sole, fila alla cassa e praticamente tutti, dai prof agli student,i seduti ai tavoli. Ho quindi capito che è così che tirano fino alle 15 a lezione, mentre io ancora ignara del tutto, con delle lezioni tra le 13.30 e le 15 ero letteralmente morta di fame.
Mio padre qua ha scoperto el almuerzo con mio suocero, chiamandomi una mattina da un bar in centro a Valencia dove erano andati e chiedendomi: ma è normale un panino di calamari fritti alle 10 del mattino? Ecco papà, hai scoperto el almuerzo!  Ovviamente ho fatto mia questa abitudine ipso facto ma mi tengo leggera con un paio di tostadas y tomate e un café cortado, il tutto per  2€, cioè a prezzo popolare.


#5 la burocrazia: Lenta. Confusa. Caotica.


#6 il 15M: il 2011 è stato un anno di cambio radicale nella politica e cultura del Paese. Ho già parlato ampliamente dov'ero incintissima in piazza e le emozioni provate. Per una come me che ha sempre concepito la politica come un movimento che parte dal basso mi ha meravigliosamente sorpreso come 4 anni dopo, dopo la provocazione di un politico vero "Se hanno qualcosa da dire che si candidino e usino i canali democratici del voto" e infatti eccoli. Un cambio totale, qualcosa che purtroppo non ha niente a che vedere con i 5Stelle nonostante l'accostamento piaccia a molti.


#7 gli italiani in Spagna: un valor añadido: la Spagna non sarebbe la Spagna senza gli italiani che la popolano, garantito!


#8 dare del Lei, UstedLetteralmente sarebbe un Voi. Non si usa a meno che tu non sia il Re, la Regina o una delle figlie, las Infantas.
regalare abbracci? Nel 2009 già lo facevo sia a Barna
che a Valencia e davo del TU a tutti!
Ancora mi sento a disagio dare del tu alle anziane, ai clienti nuovi del mercato, ai professori all'università, dal Rettore fino alla Decana del dipartimento, agli ufficiali delle Forze dell'Ordine, alle persone che davvero non conosco ma so che se non lo facessi li metterei a disagio. E a coniugare i verbi con el Usted  a dire il vero non ho mai imparato a farlo bene, specie il congiuntivo e le subordinate.

Conseguenza: entro in farmacia a Bologna, e ricevo una occhiataccia per essermi permessa essere cosí amichevole, come mi sono permessa a dare del tu con un sorriso grande così?



#9 il lavoro : allora, qua il lavoro è una idea. Tu puoi fare qualunque lavoro ti venga in mente, l'importante è crederci. Vuoi dare lezioni di salsa? Annunciati in internet. Sei italiano e vuoi dare lezioni di italiano? Non è detto che non ci riuscirai. Non è che in Spagna non ci sia lavoro, quello che non c'è è il lavoro di qualità, quello dei nostri genitori in pratica, contratto indefinito, stipendio decente, prospettive di vita. NO, quel lavoro non esiste. Però le città e i paesini sono sempre in fermento, il passaparola è inarrestabile, ti puoi ritrovare a dire: no guarda sono occupato di là non posso andare da tua zia a imbiancarle tutta la casa. Oppure mettersi in proprio: l'Artigiana. Il fotografo. L'agricoltore. Il musicista. Il poeta. L'importante è sapersi vendere, muoversi, rischiare.
Quanti poeti professionisti conoscete voi?



#10 La puntualità, che non esiste. Dopo essere arrivata ad addormentarmi su una panchina nell'attesa, ho capito che è inutile arrabbiarsi e fare gli offesi. Abituati ragazza, riempi quel tempo tra l'ora in cui avete l'appuntamento (tipo alle 21) e l'ora reale dell'appuntamento (alle 22 se va bene), guardati un film, fatti la doccia più tardi. È sospetto ritrovarsi per cena alle 20 perché non hanno nemmeno aperto la cucina, si cena alle 22 quindi alle 20 forse si intende una caña come aperitivo forse nello stesso quartiere dove poi andrete a cena, ma sicuramente non sulla porta del ristorante scelto. Forse nello stesso distretto fatto di 13 incroci dove vi incontrerete per caso, sceglierete a caso dove prendere la birretta nel frattempo e poi e solo poi vi incamminerete verso il locale scelto. Entre pitos y flautas cenate alle 23. Garantito. Nonostante i miei sforzi per far passare almeno 50 minuti dall'ora X, sono comunque sempre la prima ad arrivare.


La Albufera, il segreto per viverla come un valenciano è partire dal Porto di Silla o Catarroja
invece che dal imbarcadero più comune, quello del Palmar 

mercoledì 3 agosto 2016

Saturazione e liberazione: dire di sí

Era da aprile che non scrivevo no?
Perfetto, non sarà difficile riassumere quello che è successo, anche graficamente

Saturazione->esplosione->liberazione.

Il 30 marzo vi comunicavo la decisione di lasciare il negozio, Ovviamente la questione non si è chiusa così facilmente, dopo aver fatto un traghettamento del negozio nelle mani di una ragazza piena di entusiasmo, allegria, con un training di due mesi dove lei in quel caso sarebbe stata l'unica titolare, circondata anche da altri colleghi agricoltori, gli stessi poi di sempre, con cui le dinamiche non sarebbero cambiate....bene, dopo un mese e mezzo scopre che non è fatta per il lavoro autonomo e quindi chiude. Io trattenendo la rabbia perché non essendo una adolescente, dopo 2 mesi al mio fianco, avrebbe dovuto capire quello che era lavorare in modo autonomo, eppure lei a dire il vero cercava un lavoro da dipendente, lo cercava perché era l'unica cosa che aveva fatto, non era convinta neppure lei pur avendo accettato di prendere il negozio WTF? Non lo so e oramai non ci penso più.

SATURAZIONE

Gli ultimi giorni di maggio quindi sono rimasta di nuovo legata al negozio perché alcune utenze erano ancora a mio nome, perché perché perché..... ho aspettato quindi il 30 maggio come acqua dal cielo nel deserto, completamente stanca e con la voglia di farla finita rapidamente, liquidando la faccenda portandomi a casa i prodotti invenduti (che erano ancora miei) facendomi pagare quello che mi doveva e separare le nostre strade.

ESPLOSIONE

Mi sono ricaricata comunque le pile durante la Fira Alternativa, distratta con gli amici, senza pensare alla rabbia di aver messo il mio progetto di 4 anni nelle mani di una ragazza che in fondo sapeva di non volerlo. Ho chiuso una pagina lunga e importante.

LIBERAZIONE

Se vi dicevo che mi sentivo un po' persa poi senza il mio lavoro, è anche vero che ho maturato altri pensieri, ho ripreso in mano parti della mia vita famigliare e sociale che avevo davvero messo da parte.

Ho sentito la necessità quindi di godermi il TEMPO LIBERO.
Non solo il tempo libero lasciato dal negozio,  ma ho scelto di smettere di andare alle prove e non prendere impegni di festivals, compleanni, feste. NIENTE, nemmeno le prove. Almeno fino a settembre non voglio piani ma soprattutto compromessi a lungo termine con nessuno, niente che non mi faccia davvero felice.
Se quando ti alzi un venerdì mattina invece di essere felice di correre in sala prove senti che non è quello che vuoi fare per la prima volta in due anni, allora è meglio fermarsi e ascoltarsi.
Ho comunicato quindi la mia scelta e necessità di fermarmi e aspettare molto zen il futuro.

Ho seguito le lezioni di yoga fino al 30 maggio, ma in giugno anche a causa della fine della scuola di Marc e cambio all'orario estivo mi era impossibile andare e sapete che? sono stata benissimo: è un controsenso che venga l'ansia per non riuscire ad andare a yoga no? Yoga insegna proprio questo: fermarsi, ascoltarsi e quindi agire di conseguenza. Anche in questo caso ne ho parlato con la mia professoressa e ha capito perfettamente.

Eccomi quindi sfaccendata.

Sí e no.

 Libera di scegliere, libera di fare un planning estivo dove ovviamente non ho mai smesso di lavorare completamente, ma anzi ho esplorato nuovi orizzonti nel campo accanto aEl: ho deciso di affiancare il mio compagno nel campo e in magazzino, ottimizzando le risorse e tempi, migliorando comunque la dinamica del lavoro, ma con il vincolo -comunque essendo estate- di volermi dedicare a Marc e non scaricarlo alla nonna. Già questo passo ha permesso a entrambi di bilanciare i nostri carichi di lavoro sia in casa che nel lavoro, adesso anche io vado al mercato il sabato mattina permettendo quindi a Marc di stare con suo padre.
A settembre ne riparleremo su come potrei sfruttare meglio il mio tempo mentre (ri)prendo confidenza con l'agricultura dura e pura, nel frattempo abbiamo sanato una lacuna che passava inosservata nella sua semplicità (ordine e logistica) ma che ha migliorato sensibilmente il rendimento del lavoro.

AVVENTURA

Ho fatto una cosa completamente NUOVA: sono andata un fine settimana in vacanza con delle amiche. Sí, so che sono già andata a festivales, sí, non è la prima volta che mi assento MA è la prima volta che mi ritrovo a poter dire sí senza diventare matta per le conseguenze sul lavoro della mia assenza, con la curiosità di uscire con ragazze che normalmente non sono nel mio stretto giro di amiche e per questo mi ha riempito di gioia l'idea che abbiano pensato a me. Sono 6 anni che le frequento, ma non immaginavo mai di poter assurgere alla categoria di Amica con cui andare in viaggio.
E poi non è stato un festival destroyer che comunque lascia il tempo che trova, tra caldo allucinante, amici drogati, dormire -ammesso che si possa- in condizioni pietose e litri di alcool, ma un vero weekend in una città d'arte medievale in montagna all'insegna della cultura, relax, confidenze e natura selvaggia.


Ecco parliamone: potrei tranquillamente andare a un festival nel 2017 o almeno 4 perché davvero MI PIACE TANTO andare e quindi non ho chiuso e non chiuderò mai con i festivales, ma ho bisogno oramai di condizioni di permanenza più civilizzate. e già, tipo un letto vero e bagno vero. Cibo vero e anche compagnia vera.
Siccome per quest'anno queste condizioni erano impossibili da creare con cosí poco tempo, dal momento in cui il 1 giugno ho deciso fare un reset importante e i festival erano programmati già da metà giugno, ho deciso quindi di tirarmi proprio indietro del tutto e non partecipare.

Ero quindi davvero con le braccia ciondolanti e fischiettando assaporando comunque lunghi fine settimana famigliari, convinta che non mi sarei mossa da qua, quando invece mi è arrivato l'invito per la montagna.

Il fine settimana è trascorso di meraviglia e tutto si può riassumere con due parole. Tutto Scorre. Sí, sono rimasta stupita di come le decisioni erano armoniche e facili da prendere, non ci sono presentati i soliti inghippi da ultima ora per decidere cosa fare e cosa vedere e a parte che l'affiatamento sicuramente ha fatto la sua parte, il fatto che non ci fossero figli in mezzo fa la differenza.
No pipi, no ho fame!, non doversi ricordare uno zaino pieno di cibo, no problemi di Ho Sonno! Ho male! Cammina, lavati, mangia dai! , che hanno sempre accompagnato questi ultimi 5 anni di escursioni, viaggi, spostamenti.

Non ero davvero più abituata alla cosa.

Sia chiaro, in questi mesi mi sono anche messa a cercare dove andare in vacanza ed effettivamente a fine agosto andremo a Cadequés -bellissime spiagge!- a pochi kilometri dal confine con la Francia e luogo dov'è perfettamente conservata la casa di Salvador Dalí, oggi Museo di cui ho già comprato i biglietti. Ed è già tutto prenotato anche per ottobre, quando andremo a Oporto 5 giorni e viene pure la nonna. Certo che amo viaggiare con la mia famiglia!

Ma questo viaggio è stato il toccasana definitivo per la mia povera anima sconquassata dai movimenti tellurici degli ultimi mesi.

L'idea di dire SÍ senza vincoli oppressivi, cosí su due piedi: arrivo!
Anche il dire NO senza la paura di ferire qualcuno, perché altrimenti ferirei me stessa se accettassi scendere sempre a compromessi ed è qualcosa che non mi sento di fare con entusiasmo

Sí ai compleanni in spiaggia un venerdí sera con Marc e i miei amici
Si a un viaggio a Vigo nel Nord della Spagna, con Marc e dei colleghi del collettivo
Sí alle lunghe giornate in piscina senza cellulare
Sí ai sabato al lavoro al mercato senza pesare sulle spalle dei nonni
Sí alla casa piena di gente per una pizza improvvisata
Sí alle cene tra italiani un mercoledí qualunque in centro a Valencia

Ultima cosa: sto ristrutturando alla grande la casa: dopo 5 anni di cantieri fermi, salvo piccoli interventi qua e là, ho finalmente messo mano al grande progetto che avevo in mente: tutta da sola ho scoperchiato il pavimento del salone su di sopra, eliminando a colpi di martello e scalpello uno strato cosí del vecchio cemento che un dí di 50 anni fa decisero di versare a coprire l'antica pietra: e quindi ho riportato in luce l'antica pietra. Poi ho imbiancato, buttato un mobile vecchio dalla finestra (sono davvero soddisfazioni!!) regalandomi poi una mattina in SPA a farmi rimettere a posto le ossa.
Questo giovedí invece imbianco giù a piano terra, dopo ver già sanificato con cemento e armata di cazzuola i buchi, tocca alle pareti e infine alla porta di casa.

Il decluttering  continua lento ma costante ho sempre un sacco nero nella cabina armadio e ho sfoltito con Marc molti suoi giochi rotti.

A settembre si tratterà quindi di continuare a ottimizzare il lavoro, esplorare nuove possibilità, continuare con l'attivismo politico e rinnovata energia nella questione femminista che entra prepotente nel mio collettivo e chissà se riesco a togliermi lo sfizio di frequentare un Master.


Ovviamente rimane la voglia di dedicare più tempo al blog!





mercoledì 20 aprile 2016

Esercizi di femminismo

Dale!! Un'altra volta!!

È che il passato fine settimana si è svolta la settimana della lotta contadina con eventi in contemporanea in tutto il mondo, per esempio Genuino Clandestino, il movimento italiano per la sovranità alimentare era in Sardegna...e tra i tanti, tantissimi eventi, tra mercatini, cineforum, conferenze, ho partecipato a un corso di femminismo per collettivi, esattamente per collettivi che lavorano per la sovranità alimentare, come il mio, l'SPG.

Esercizi di femminismo che potrebbero essere applicati a qualunque livello, che sia un ufficio postale o tra colleghi professori di una scuola, ma anche nello stesso nucleo famigliare.

Questo perché ogni volta che è necessario riunirsi in assemblea, esistono dei sottili ma non importanti segni di machismo che addirittura le donne hanno talmente assimilato da considerare normale.

Si tratta di dar visibilità a quel lavoro occulto ma tipicamente femminilizzato, che però non ha diritto ad essere messo in luce, perché secondo il pensiero egemonico dove si può definire lavoro solo quello  remunerato, che crea capitale, che muove soldi... non è degno di essere preso in considerazione.

Si ragiona proprio sul concetto di lavoro, dove Marx per primo si era dimenticato che se gli uomini sono potuti entrare nelle fabbriche, apparire ogni mattina, puliti mangiati e merendati, è perché la loro metà con il suo lavoro non remunerato ha permesso questo. Di fatto il capitalismo, cui obiettivo è distruggere la vita, la vita non è un fine ma un mezzo per raggiungere l'obiettivo cioè l'accumulo di capitale, non potrebbe esistere se non fosse per il lavoro femminile non remunerato, la cosiddetta vita riproduttiva.

Cos'è quindi una vita degna?
Chiedendo per strada tutti potrebbero rispondere cose tipo: poterti comprare la casa, poter andare in vacanza, non avere problemi di soldi che ti portino a vivere in mezzo alla strada, non vivere come in Africa, avere le condizioni di igiene e pulizia per non morire di malattie.

Vi invito quindi a fare questo esercizio e condividerlo e confrontarlo con altre persone, per capire quindi cosa sia una vita degna di essere vissuta.


È estremamente facile poi vi faccio vedere quello che ho scritto io.

prendete un foglio e dividetelo in tre colonne:

nella prima mettete la parola LAVORO, dove per lavoro si intende il lavoro remunerato, se esistente.

Nella seconda mettete MILITANZA, dove potete scrivere tutto quello che fate nel tempo libero, dallo stare su facebook, al volontariato, tutte quelle azioni dedicate quindi alla cura di sé stessi, ma anche di valori universali.

Nella terza colonna scrivete come titolo VITA RIPRODUTTIVA e qui potete sfogarvi e scrivere nel dettaglio tutto quello che fate per la famiglia, fino all'ultimo dettaglio.


Poi confrontatevi con altre persone, soprattutto quelle molto diverse da voi.

Bene, questo è quello che ho scritto io nelle tre colonne, considerando che adesso sono estremamente attiva dal punto di vista politico e sociale, dopo più di due anni di maternità estrema. Devo dire che io e El siamo interscambiabili quasi su tutto, siamo nello stesso collettivo dove è lui che adesso si è preso la paternità lasciando a me, che ho energia a mille, di mettermi in militanza. Anche come papà fa esattamente il suo dovere, non è che mi aiuta, è che fa proprio il suo dovere.

LAVORO. ho recentemente venduto la licenza del negozio, ma continuo nell'orto, nella gestione e logistica della mercanzia e clienti e magazzino. Trasporto e consegne le faccio io.

MILITANZA. riunioni, tutor di progetti nuovi, assemblee, conferenze, email, coordinazione, gruppi di lavoro, commissioni, convivenze, tesosería dell'associazione, yoga, batucada, qualche rave, volontariato a scuola.

VITA RIPRODUTTIVA. portare il bimbo a scuola, andarlo a prendere, merenda, controllo delle comunicazioni, parco, sport, musica, dentista, in casa tengo in ordine, cucino quasi sempre, cane e gatto sono una mia responsabilità, pagamento delle bollette, consolare le amiche, lavare la macchina, spesa, ordine e pulizia.


Buon esercizio di femminismo!!

venerdì 15 aprile 2016

Decluttering: ovvero la legge dei Minimi

Mi è caduto l'occhio l'altro giorno su uno dei pochi e decenti blog che tengo su BlogLovin, Minimo e che ha toccato le corde del mio tentativo di vivere con poco che a volte va alla deriva: non perché compro ma perché con una casa eternamente in ristrutturazione, che vive delle donazioni e decluttering degli altri, grande com'è e bisognosa sempre di una sistemata, tende a riempirsi fino all'inverosimile.

Sto quindi seguendo religiosamente le regole, a dire il vero, andando anche ben oltre quando per 2 cose da buttare il 2 di aprile ho buttato due sacchi di vestiti. E ne ho ancora, arriverò tranquillamente al 30 aprile senza problemi nel buttare sistematicamente un numero di oggetti pari al giorno del mese.


La nostra sindrome di Diogene indotta è causata da due fattori.

Il primo è che arrivata qua nel 2009 ero l'inquilina numero 10, dove El è stata l'unica costante per quasi 18 anni mentre si susseguivano appunto 8-9 persone fisse o temporali che hanno via via lasciato qua di-tutto.
Nei 9 mesi di gravidanza in modo folle e spericolato abbiamo iniziato i lavori di ristrutturazione per rendere la casa un pochino più abitabile anche con un bebé, come la ripavimentazione della cucina, l'installazione di finestre isolanti, un nuovo bagno.... e una infinita serie di scatoloni che contenevano la vita degli altri, perché ci impedivano di mettere in casa la mia vita e quella che sarebbe presto arrivata.

Purtroppo Marc è stato più veloce di noi e per ben 5 anni abbiamo dovuto limitare il decluttering sistematico e profondo, perché occupati anche a lavorare.

5 anni di polvere su libri che nessuno voleva, nemmeno i rispettivi proprietari.
5 anni di scarpe non mie, vestiti non miei.
5 anni di agende, riviste, MILIONI di riviste.
5 anni di post it stratificati.
5 anni di monnezza, oramai non era altra cosa. Se sarebbe potuta rivelarsi utile, bé non abbiamo fatto in tempo a usarla.

Mi dispiace definire così tanti oggetti.
Mi sono comunque impegnata a esternalizzare la maggior parte di loro, per non vederli proprio finire al macero.


L'altro problema è la nostra tendenza a non comprare e di passo abbiamo abituato molta gente a donarci un po' di tutto: vuoi perché a nostra volta riusciamo a piazzare sul mercato sociale e del baratto in modo molto più veloce molti oggetti utili non tanto a noi ma alle persone del nostro ambiente come lettini per bambini, seggiolini auto, vestiti per lavorare nel campo, pacchi di pasta, sacchi di cemento, tegole, tavoli, piatti, padelle, vassoi, lampade... vuoi perché la casa in sé, parlo proprio di arredamento, vive del decluttering degli altri: per esempio avevamo bisogno di  un frigo seminuovo per eliminare quello vecchio ed effettivamente è arrivato dopo qualche mese, e via via abbiamo migliorato significativamente le comodità di casa semplicemente aspettando.
Pur avendo tutto quello di cui abbiamo sempre avuto bisogno, tipo un divano o uno scaffale, ci è sempre caduto tra le mani un altro divano o un altro scaffale molto più bello, comodo, pratico senza la necessità di andarlo a cercare apposta. Direi che adesso siamo quasi arrivati alla perfezione.
L'altro lato della medaglia comunque è ricevere di colpo due divani, o due frigoriferi o 4 radiatori elettrici, quindi la troppa generosità delle persone.

Vado un po' in crisi perché sono oggetti ingombranti, e che riesco a piazzare a mia volta magari dopo 3 mesi. 3 mesi in cui ho davvero un divano ai piedi dell'albero e mi devo anche preoccupare di coprirlo affinché non si rovini.

Mentre io negli anniho imparato a dire di no all'assurdo, a quello che sicuramente non voglio tipo un peluche alto un metro, all'ennesima bicicletta (ne abbiamo 6 di cui 4 vintage, non vecchie ma proprio antiche molto belle devo dire!), El mi fa boicot portandomi in casa uno stereo bellissimo se non fosse inesorabilmente rotto e irrecuperabile alla prima occhiata. Posso comunque dare allo stereo circa 4 mesi di limbo, periodo di tempo in cui comunque proviamo a sistemarlo, perdendo tempo qua e là cercando pezzi, cavi, pulsanti e riportarlo in vita per tenerlo esposto e dargli un uso seppur limitatissimo.

Allo scattare del 4 mese altrimenti va pure lui nella discarica speciale.
Altre cose invece sono rimaste, come la cucina a gas.
Altre sono state un ponte utile per affrontare una crisi (tipo una lavatrice che mi dava le scosse elettriche ha sostituito una lavatrice vecchia che direttamente aveva smesso di lavare i panni, uscivano asciutti e non si sapeva dove fosse il problema) per essere a loro volta velocemente riciclate da qualcosa di migliore e fuori.

Abbiamo poi il problema della decorazione: essendo così grande, può sembrare sempre un po' vuota. A parte che a me piace davvero lo stile minimal, ma non vuol dire vivere senza niente di decorativo intorno. Ho quindi eliminato le tende (tanto non ho vicini) per dedicarmi alla decorazione colorata, con disegni, quadri di amici su enormi pareti bianche...finché il tutto non assume un profilo vagamente rococò, con cose che non c'entrano niente l'uno con l'altra.

Quindi in questi giorni di decluttering, sono partita sistematica dove sapevo di andare a colpo sicuro, cioè gli armadi. El ci ho messo un po' a ingranare perché un paio di pantaloni o un paio di scarpe con cui nessuno uscirebbe nemmeno a tirare la spazzatura, da noi possono vivere una seconda o terza vita nel campo. Anche io ho un po' questo problema con le scarpe vecchie. Ma 7 paia di scarpe vecchie? Davvero? 8 paia di pantaloni da lavoro? Sfoltiamo.
Ho quindi continuato, stavolta senza guardare in faccia nessuno, facendo semplicemente sparire tutti i libri tenuti sul muretto della scala, libri che già ai tempi erano ospiti indesiderati, messi lì apposta per decorare (¿?). Mentre è stato più lento, ma dal risultato accettabile, liberarsi degli altri libri, quelli della libreria buona, quelli che davvero sono "di famiglia".

Ho quindi seguito in zone che non frequento spesso: un po' di magazzino, un po' di lavanderia....cose che ordinate o no, fa niente.

Siamo poi passati alla stanza dell'oblio, quella piena di cose tipo "magari mi servirà" dove appunto ha vissuto lo stereo, lampade, troppe tovaglie, troppe candele, troppo di tutto. Era la riserva della dispensa della cucina, con circa 4 teglie per torte, 5 caraffe di plastica, veramente troppe riviste di agricultura quando questi articoli a parte saperli a memoria, sono su internet.

Da 4 pareti fino al tetto di scaffali ne è rimasto UNO e pure piccolo.

Adesso il decluttering va molto più veloce, ogni giorno un mucchietto qua e là, dal bagno, a un cassetto.
Mi aspettano adesso due missioni: due cassetti che non ho il coraggio di aprire, sono una versione mini della stanza dell'oblio, stavolta però di documenti.

Mentre l'archivio del lavoro lo aggiorno tutte le settimane in modo sistematico, era esistita una era geologica dove questo lavoro lo faceva El in modo sommario: aprire un cassetto e sbatterci dentro un po' di tutto, dalle assicurazioni auto, fino alle fatture dell'Hort. Non è successo niente di male, non sono mai stata costretta a rovistare per cercare IL documento, ma è ovvio che ci sono cose importanti là dentro mescolate con un 90% di carta che si potrebbe tranquillamente riciclare, per questo devo resistere alla tentazione di aprire il cassetto e svuotarlo così com'è nel contenitore della carta.

Infine: ho scaricato una app spagnola che si chiama Wallapop e ho messo in vendita cose che io onestamente mi vergogno pure a farle vedere in giro: un set da caffé pacchianissimo, un set di mazze da golf (!!!) che mi sono ritrovata davanti a casa, una friggitrice mai usata, alcuni radiatori elettrici...
ragazze, c'è gente disposta a pagare per il set da caffé. Ho piazzato quasi tutto, anche le mazze da golf che partono sabato. Figuratevi che mi è più difficile vendere la friggitrice che i radiatori elettrici!


I questi giorni di lavoro e pulizie quindi mi sono sentita meglio in una casa che non è mia, dove vivo solo da 6 anni e che è una tribolazione in quanto a ristrutturazione. Il fatto di averci dedicato tanto tempo ultimamente - nel frattempo abbiamo sistemato il tetto del bagno che si allagava alla minima pioggia- mi fa stare meglio, mi fa sentire ancora di più in casa mia.

Durante tanti anni, pur amando tanto L'Hort, ho súbito questa casa più che viverla. Era già così piena di vita degli altri, che non sapevo dove mettermi. Il fatto di sgomberare ogni giorno un pezzo e poterlo così personalizzare, e avermi tolto il tabú di buttare via o regalare cose di persone che a dir la verità vivono a pochi km da qua e potrebbero rendersi conto che ho buttato cose loro, mi fa stare meglio.

Domani continuamo con 15 oggetti, passando dalla fase : butto senza pietà quello che è palesemente superfluo perché è rotto/nemmeno è mio/ non so a cosa serve /se sono 5 anni che non lo uso allora fuori    alla fase    voglio tenere questo oggetto perché....cercando quindi di dare un senso emozionale pratico o culturale a quello che rimane.